Cosa succede se l'Italia esce dall'euro





Uno scenario apocalittico. Questo è quello che, secondo gli economisti, succederebbe se l'Italia uscisse dall'euro. Una soluzione che molti auspicano, forse ricordando i tempi in cui la svalutazione della lira aiutava la ripresa dell'economia con le esportazioni. Ma oggi gli scenari sono ben diversi, come ci spiega Emilio Colombo, docente di economia internazionale dell'Università Bicocca di Milano.
Professore, in quali casi l'Italia potrebbe uscire dall'euro?
«In caso di default. Un'uscita dall'euro con svalutazione dovrebbe essere accompagnata necessariamente dal default, perché il nostro debito è in euro e, riportato in lire, significherebbe fallimento. Il default in realtà si può fare in tanti modi: più leggero, ovvero rimandando il pagamento dei debiti, o con perdite intorno al 13%, come in casi come l'Uruguay; o un default pesante, in stile Argentina, dove la perdita per l'investitore sono intorno al 70%. Nel mezzo c'è un ampio spettro di possibili casi, più o meno drammatici: anche solo allungare le scadenze porta a un default per la ristrutturazione del debito. La gestione di situazioni di questo genere non sono comunque semplici, ma l'uscita dall'euro avrebbe conseguenze devastanti».
Chi subirebbe le conseguenze più pesanti?
«Tutti. Lo Stato non riuscirebbe a onorare il suo debito, le banche fallirebbero e di conseguenza le imprese. Non sarebbe un problema solo per noi, ma ci sarebbe un effetto a cascata su tutti i Paesi europei perché gran parte del nostro debito pubblico è di proprietà degli altri Paesi stranieri. È importante ricordarselo, perché soprattutto nella nostra imprenditoria è diffusa l'idea che l'uscita dall'euro risolverebbe molti problemi».
In passato la svalutazione della lira però ha aiutato le imprese...
«In realtà le ha aiutate sul momento, poi ne abbiamo sempre pagato le conseguenze con l'inflazione e un debito maggiore. Oggi, tra l'altro, la svalutazione porterebbe a un peggioramento della già scarsa competitività. Non c'è nessuna convenienza nell'uscita dall'euro e, dal mio punto di vista, questa possibilità è totalmente da escludere. Molto meglio restare dentro l'Europa, anche con tutte le fatiche che questo comporta».
La manovra "Salva-Italia" ci mette al riparo dal default e quindi dall'uscita dall'euro?
«No, i fattori che incidono sono molteplici. Se la manovra fosse troppo dura o questi sacrifici sai prolungassero nel tempo, si rischia un blocco della crescita: un circolo vizioso che comunque metterebbe il Paese a rischio default. Il compito del governo Monti è proprio quello di trovare il giusto mix tra rigore e sviluppo. Lo stesso potrebbe avvenire se la congiuntura internazionale dovesse continuare a peggiorare, visto che la nostra economia si basa sull'export. In questi casi dovremmo pensare e una ristrutturazione del debito».
In concreto, se l'Italia uscisse dall'euro, cosa accadrebbe alle famiglie?
«C'è un esempio che dà la misura della gravità di uno scenario di questo genere, ovvero default per uscita dall'euro e svalutazione: non verrebbero più pagate le pensioni. I fondi pensione (e l'Inps è un grande fondo pensione), investono in titoli di Stato: se questi debiti non venissero onorati l'Inps non avrebbe i soldi per pagare ai pensionati quanto dovuto».

Call of Duty: Modern Warfare 3

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  Call of Duty: Modern Warfare 3 - Trailer di lancio


                          

Quando un team di sviluppo si "specializza" con un determinato prodotto, risulta poi molto difficile affidarne la realizzazione a qualcun altro. Call of Duty rappresenta un po' l'eccezione che conferma la regola, da questo punto di vista: nata grazie al lavoro di Infinity Ward, la serie è passata senza problemi anche nelle mani di Treyarch, che peraltro si è assunta la responsabilità di tradurla su Wii fin dal terzo episodio. Il ritorno di MakarovEra il dicembre 2006 e Call of Duty 3 faceva parte della line-up di lancio della console Nintendo. Fra le varie prerogative del gioco c'era quella di dimostrare quanto potesse essere preciso e immediato il sistema di controllo a rilevazione di movimento applicato al genere degli FPS: il Wii-mote aveva il compito di gestire la visuale (e quindi il mirino) tramite il puntatore a infrarossi integrato, mentre lo stick analogico del Nunchuk era deputato al movimento del personaggio. Entrambi i controller, tuttavia, venivano chiamati in causa per l'esecuzione di gesti necessari durante determinati quick time event, esperimento che si è rivelato infelice per via delle ben note difficoltà circa il riconoscimento degli spostamenti in profondità. Al di là di queste problematiche e di un comparto tecnico fortemente limitato dall'hardware, l'esperimento si poté dire riuscito e nel corso degli anni ha prodotto episodi di qualità sempre maggiore, capaci di proporre anche su Wii i numeri e le feature delle modalità online, da sempre cavallo di battaglia del franchise Activision. Il ritorno di MakarovCall of Duty: Modern Warfare 3 arriva dunque a confermare la bontà di quanto fatto finora, pur presentandosi in modo confuso dal punto di vista narrativo, visto che i possessori di Wii non hanno mai giocato con Modern Warfare 2 e la storia ne riprende gli eventi in modo diretto. Per buona parte delle circa sei ore che costituiscono la campagna in single player vestiremo i panni di Yuri, un ex Spetsnaz determinato a trovare ed eliminare il terrorista russo Vladimir Makarov, dividendoci fra sparatorie, sezioni alternative a bordo di elicotteri o in acqua, e altro ancora. La direzione "cinematografica" del gioco svolge ancora una volta un ruolo fondamentale, catapultandoci in situazioni davvero spettacolari e coinvolgenti, ma al contempo limita la nostra libertà di muoverci diversamente rispetto a quanto previsto dalla trama.

Con le pinne, fucile ed occhiali

Lo scorso anno la versione Wii di Black Ops aveva introdotto per la prima volta la possibilità di selezionare un sistema di controllo tradizionale per il gioco in luogo del connubio Wii-mote / Nunchuk, a cui abbiamo accennato in apertura e che caratterizza da sempre, in modo forte, tutti gli FPS sviluppati per la console Nintendo. Modern Warfare 3 conserva tale caratteristica e ci consente dunque di mettere da parte il puntamento a infrarossi in luogo di un approccio più classico, impugnando il pur mediocre Classic Controller e scegliendo fra una serie di layout per trovare la configurazione più adatta alle nostre esigenze. Il ritorno di MakarovQuella che si avvicina al feeling ottenibile su Xbox 360 e PS3 è la configurazione "N0M4D Tactical", l'unica che ci permette di mirare e sparare con l'arma equipaggiata premendo i dorsali L ed R. Visto che gli stick analogici del Classic Controller non possono essere premuti sulla propria asse, bisogna attivare la corsa agendo sul pulsante B (lo stesso che si usa per saltare) e usare il pugnale agendo sul pulsante X. Ciò chiaramente rende necessario assegnare al d-pad la selezione delle armi (premendo giù): non proprio una soluzione pratica quando ci si trova nel bel mezzo di uno scontro a fuoco ravvicinato, ma ci si può fare l'abitudine. L'appoggio e la precisione del joypad rendono certamente l'esperienza di gioco meno "fisica" e coinvolgente, ma l'approccio agli scontri a fuoco in Modern Warfare 3, che predilige distanze medio-lunghe, a nostro avviso non si sposa benissimo con l'uso del Wii-mote, che peraltro va regolato bene per non incorrere nei fastidiosi "blocchi" del mirino che si verificano quando puntiamo il controller verso le estremità dello schermo. Diciamo dunque che si può fruire dell'esperienza in entrambi i modi, e che sia i fanatici del puntamento a infrarossi che i tradizionalisti si troveranno a proprio agio.


Are you serious, bro?Pur meno brillante rispetto a quella di Black Ops, la campagna in single player riserva grandi emozioni e si lascia giocare dall'inizio alla fine, senza mai una pausa e anzi proponendo un'azione sempre veloce e frenetica. Tuttavia non rappresenta, da sola, il fulcro dell'offerta di Call of Duty: Modern Warfare 3. Il gioco è infatti dotato di un'interessante modalità survival che rappresenta una variazione sul tema zombie, con una serie di missioni giocabili in multiplayer cooperativo online insieme a un'altra persona, in cui ci si trova all'interno di differenti scenari e bisogna resistere a numerose ondate di terroristi che vogliono farci fuori. 
Il ritorno di MakarovCome nello zombie mode, si parte solo con una pistola ed è possibile acquistare nuove armi e munizioni man mano che si fanno fuori i nemici, ma viene a mancare l'elemento strategico costituito dalla possibilità di rinforzare le barriere. Certo, il fatto che gli avversari non ci uccidano all'istante con un tocco rende l'esperienza molto più edificante, e in generale le missioni si rivelano divertenti, specie se le affrontiamo insieme a un amico e ci dotiamo di un headset compatibile per la chat vocale. Il piatto forte arriva però con il multiplayer online competitivo, il migliore mai visto su Wii (non che se ne vedano spesso, in realtà) con le sue diciannove differenti modalità, che includono i classici deathmatch, deathmatch a squadre e "cattura la bandiera", ma anche novità come "uccisione confermata" (in cui bisogna raccogliere le medagliette delle proprie vittime per totalizzare punti) nonché tutte le versioni "veterano" per una maggiore attenzione al realismo e un grado di sfida più elevato. Viene introdotto anche il livellaggio delle armi contestualmente a quello del personaggio per lo sblocco di nuovi accessori, mirini e quant'altro, mentre manca il supporto per il servizio Call of Duty Elite, riservato alle versioni "maggiori" del gioco. Tutta la struttura del comparto online risulta ben realizzata, con un matchmaking rapido, scorciatoie per ovviare all'annoso problema dei "codici amico" (davvero una soluzione anacronistica, già nel 2006...) e aggiungere degli "alleati" alla propria lista, generalmente poco lag (ma dipende dalla qualità della connessione dei giocatori) e persino la possibilità di scaricare patch e aggiornamenti per l'ottimizzazione dell'esperienza. Il quadro viene completato dal miglior connubio di grafica e sonoro visti finora in un episodio di Call of Duty per Wii: le location sono molto dettagliate, alcune persino sorprendenti (vedi gli scenari urbani), e il frame rate si mantiene stabile (25-30 fps) pur non garantendo mai la fluidità ideale per i controlli a rilevazione di movimento, ovvero i 60 fps.


Torrent for Call of Duty: Modern Warfare 3:
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Call of Duty: Modern Warfare 3 CRACK:
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Cercatori d'oro: come fare per trovare l'Oro nei fiumi


La curiosità di oggi prende spunto da un telefilm (che guardavo l'altro giorno) in cui si parlava di cercatori d'oro e delle modalità con cui  viene ricercato.

Non sto parlando del metodo utilizzato dalle grandi compagnie  ma più semplicemente dalla tecnica utilizzata fin dal principio, tanti secoli orsono, quando non vi erano a disposizione gli strumenti e le macchine di oggigiorno.
Ecco dunque tutto cio' di cui hai bisogno per cercare dell'oro:
- la "padella" da immergere nell'acqua del fiume (batea è il termine tecnico ), preferibilmente in acque calme
la canaletta che serve a separare la parte pesante (l'oro in questo caso ) da tutti i minerali più leggeri
tanta pazienza e passione
Naturalmente, se vuoi puoi entrare proprio in atmosfera da Far West, allora sarà necessario un bel cappello da cowboy, stivaloni e mega cinturone (ovviamente senza pistola!).
Una volta che hai tutto il materiale bisogna sapere dove andare a cercare.
Al contrario di quello che pensavo non c'è bisogno che vai negli Stati Uniti, in Africa o Sud America ma basta rimanere nei confini del nostro paese.
Si hai capito bene, anche in Italia è possibile cercare oro, in particolare in tre regioni del nord e cioe' la Lombardia, la Val d'Aosta ed il Piemonte. Per ciò che riguarda la prima regione la ricerca è sostanzialmente libera e non sono necessari certificati, per le altre due invece c'è bisogno di essere iscritti ad un registro regionale per cercatori di minerali e fossili da collezione.
La ricerca di oro non è semplicemente un hobby. E' diventata in Italia (come nel mondo) una vera e propria disciplina sportiva (goldpanning) tanto da esserci veri e propri campionati, il più importante di questi è organizzato dalla World Goldpanning Association che ogni anno in diverse località del mondo svolge queste competizioni; in Italia si è svolta nel 2009 e si ripeterà nel 2013 a Biella.
Che ne dici, si porta qualche giorno tutta la famiglia a cercare l'oro nei fiumi? :)

L'equipaggiamento di un cercatore richiede: stivali - pala - zappetta - setaccio - secchi - batea - canalina. Zappetta - Pala - Setaccio : La zappetta e la pala sono utilizzate per rimuovere i ciottoli più grossi e il setaccio per eliminare dalla sabbia i sassi di diametro superiore a un centimetro. Sono rari in Italia i fiumi dove si possono ritrovare pezzi d'oro superiori a questa misura Batea: con questo termine si indicano una serie di recipienti di forma varia ( catino - cappello cinese capovolto). Vi si mette della sabbia aurifera e la si immerge in acqua agitando il contenuto con piccoli ma vigorosi movimenti rotatori. L'alto peso specifico dell'oro(*1) farà affondare verso il fondo della batea le scagliette d'oro presenti. Poco per volta si laverà via il materiale che rimane in superficie, facendovi scorrere l'acqua sopra, fino a lasciare sul fondo soltanto i materiali più pesanti che si presentano come una sabbia scura e rossiccia (magnetite - ilmenite - granati e naturalmente ORO). Si continuerà con maggiore attenzione nel lavaggio sino a che sul fondo della batea non rimarrà che l'oro.
(*1) Un cubo di 10cm. di lato pesa: se d'oro Kg. 19,3 - se di piombo Kg. 11,4 - se di ferro Kg.7,9 - se di quarzo Kg. 2,7.

Canalina: una volta individuata sulla sponda del fiume la zona aurifera si procede a lavare la sabbia per concentrare il suo contenuto di oro con uno strumento che è chiamato canalina. Si tratta di un'asse con due spondine che viene sistemato nel fiume e sul quale viene indirizzata la corrente d'acqua costruendo ai suoi lati una piccola diga. Con una paletta si versa lentamente la sabbia all'inizio della canalina e l'acqua che passa veloce trascina via tutti i materiali leggeri contenuti nella sabbia, mentre le componenti pesanti (magnetite - ilmenite - granati e ORO) si depositano nelle scanalature perpendicolari al flusso d'acqua che sono incise sul fondo della canalina. Questa operazione è detta levigazione ed è il procedimento che, sfruttando la diversa velocità di caduta delle particelle quando siano immerse in un fluido permette di separare una sostanza da un miscuglio. Alla fine della giornata la canalina viene tolta dal fiume e il materiale che è rimasto nelle scanalature (detto concentrato) viene messo nella batea per recuperare l'oro. Molti dei fiumi sono ricchi di minerali di ferro e a volte una calamita aiuta ad eliminare questa componente dal concentrato abbreviando di molto le operazioni di recupero dell'oro.